Uno sguardo ai “numeri” POTA dei primi 4 mesi del 2024

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Le statistiche, per il nostro Paese, del programma Parks “On The Air” da gennaio ad aprile di quest’anno mettono in luce un contesto di apprezzamento e continua ascesa delle attivazioni. Guai però ad “accontentarsi” …

Da 139 attività dei primi 31 giorni del 2024 si è infatti passati a 173 di febbraio (+24%), quindi a 181 di marzo (+1%) e a 256 di aprile (+41%). Sono numeri che dicono molto di due aspetti: il primo è la centralità che POTA sta assumendo nell’attività portatile/mobile anche nella comunità radiantistica italiana (difficile trovare diplomi/programmi con volumi simili), l’altro è l’apprezzamento crescente che il programma, nato negli USA, riscuote anche tra gli om del nostro Paese.

C’è poi un altro valore a confermare la bontà di questa visione. E’ il numero delle attivazioni non valide, quelle cioè che – ai sensi del regolamento POTA – non raggiungono la quota minima di 10 QSO. Già va tenuto in considerazione che l’“insuccesso” possa accadere per vari motivi, alcuni non dipendenti dall’operatore (da una défaillance tecnica del set-up portato con sé, a condizioni propagative insoddisfacenti, passando per la meteo che volge improvvisamente al brutto, costringendo a lasciare la location al volo), dopodiché parliamo di numeri realmente fisiologici.

A gennaio, le attività non valide sono state 5 su 144 tentativi di attivazione (il 3,48%). Il mese dopo, 8 su 181 (il 4.42%), mentre a marzo hanno toccato quota 11 su 192 (il 5.73%) e ad aprile 16 su 272 (vale a dire, il 5.89%). E’ vero che anche questo numero risulta crescente, ma ciò è direttamente correlato all’incremento fatto registrare dai tentativi effettuati dagli attivatori POTA. La sua percentuale, per la verità, evidenzia quanto resti in una soglia di normalità.

Peraltro, per quanto i 10 QSO non siano un’“asticella” particolarmente elevata, “bucare” un’attivazione fa parte del gioco. Più volte, in occasioni pubbliche e non, parlando di “Parks On The Air” abbiamo sottolineato quanto non si tratti di un contest, in cui non si vince alcunché, perché la prima competizione è verso se stessi.

Va ribadito anche in questa circostanza, puntualizzando che, se c’è da felicitarsi per un numero di tentativi non riusciti che rimane in un range accettabile, ognuno di essi insegna qualcosa a chi vi incorre. Insomma, l’insuccesso di oggi porta in sé i semi della riuscita di domani. E’ per questo che tornare a casa con un log semivuoto può rivelarsi fastidioso, ma si tratta comunque di un’esperienza da capitalizzare per ripartire con ancora maggior convinzione la volta successiva.

Tra le cifre che questi quattro mesi di POTA in Italia mettono a disposizione ce n’è poi una che merita una lettura a parte. Si tratta del numero di QSO generati dalle attivazioni svolte ogni mese. Abbiamo detto che gli attivatori si stanno dando da fare, portando in frequenza referenze in misura crescente. Eppure, l’andamento dei contatti scaturiti ogni mese è altalenante.

A gennaio 2024, i QSO sviluppati dalle 139 attivazioni a buon fine sono stati 5671 (per una media lusinghiera di 40 ad attivazione). Un dato che è praticamente lievitato il mese dopo, passando a 7980, da 173 attivazioni (la media è così passata a 46). A marzo, come abbiamo visto, le attivazioni aumentano ancora, raggiungendo quota 181, ma si torna a 5561 contatti (si scende a 30 per attivazione). Ad aprile, invece, nuova impennata, quando le 256 attivazioni POTA creano un volume di 7911 QSO (e siamo assestati su un valore medio di 30 contatti a uscita).

Attenzione, questo è un dato da maneggiare con estrema cautela. Risente infatti anche di aspetti soggettivi (a breve vedremo perché), ma soprattutto di un tema, da porre quale prima riflessione. Causa intemperanze solari crescenti (che, in un caso, hanno addirittura provocato fenomeni di Aurora visibili dal centro Italia!), la propagazione dei mesi da marzo in avanti non è stata stabile, con giorni di “black out” rf ai confini dell’imbarazzante (se si pensa, poi, che siamo nella fase apicale del ciclo solare). Mettere dei numeri aiuta a ragionare: i log di febbraio, con stazioni USA a decine in 10 metri, li avete rivisti ad aprile? La risposta onesta è “no”, le altre lasciano il tempo che trovano.

Detto questo, non si può dimenticare che POTA è sinonimo di creatività e ognuno di noi ha le sue preferenze in fatto di attivazione. C’è chi predilige la “toccata e fuga”, abbandonando una referenza poco dopo aver raggiunto il “tetto” dei 10 QSO, mentre esiste chi, concependo l’attività dai parchi come un momento di libertà, trascorre il pomeriggio intero in una referenza. C’è si dedica volentieri alla comunità ham italiana, rimanendo soprattutto sui 40 metri, mentre altri fanno del POTA un’opportunità di DX, scegliendo bande e modi a seconda dell’orario e del periodo dell’anno. E’ chiaro che il nostro “stile” si riverbera sul numero finale di contatti a log ed è altrettanto chiaro che il dato ad essi relativo vada letto “cum grano salis”.

Ad essere onesti intellettualmente, cercando una sintesi di tutto ciò che è racchiuso nelle statistiche POTA italiane da gennaio ad aprile 2024, il bicchiere è pieno per più di metà. Abbiamo, infatti, un movimento di attivatori consistente e sano (altrimenti, non crescerebbero le attivazioni mese dopo mese, frutto anche di un’emulazione positiva che si è vista in pochi altri casi), come testimoniano anche – oltre ai numeri – le relazioni postate con cadenza quasi quotidiana sul sito MQC (di qualità e con documentazione fotografica spesso pregevole).

Tra le testimonianze che fa piacere citare, tra l’altro, ve n’è anche un’altra, relativa al fatto che si moltiplicano, nella consapevolezza di una “base” di attivatori in crescita, gli strumenti sviluppati nel nostro Paese a supporto di chi si dedica a POTA. Tra questi, piace citare un software per il logging  tutto “made in Italy”. Si chiama SmartLogger (https://smartlogger.app/) ed è concepito specificatamente per il programma dei parchi (ma anche per l’attività radio “outdoor” in generale), con caratteristiche tali da renderlo semplice da usare, ma con una performance che non ha da invidiare a prodotti “blasonati”. Provate e commentate (magari nelle prossime relazioni di attività)! 

Una realtà, quella degli attivatori nostrani, in cui si rispecchia una comunità di “hunters” viva, variegata e attiva (giacché, se così non fosse, difficilmente la soglia di “insuccessi” resterebbe in area fisiologica). Nulla di tutto ciò significa che le figure chiave POTA in Italia (dal manager Nicola IU5KHP, a chi collabora con lui per il programma “POTA Experiences” di MQC) debbano sentirsi appagate, anzi. Di crescita esistono ancora margini importanti, anche perché l’attività da parchi e riserve è di quelle che aprono un orizzonte totalmente nuovo a un radioamatore, specie se finora ha operato soprattutto da casa.

Per questo, i numeri raccontati in queste righe devono giungere come uno stimolo, uno sprone, un incentivo. Per il manager, per il club, per chi attiva e per chi fa “hunting”. Per tutti coloro che scrivono, ogni giorno, pagine nuove di questo programma nella penisola. Il POTA cresce in tutto il mondo, è sostenuto attivamente da realtà associative come l’ARRL americana e “accontentarsi” sarebbe un errore grave. Appuntamento quindi per i numeri prossimi, per capire se saremo stati in grado di confermare un trend positivo ed entusiasmante.

Christian Diemoz

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